martedì 19 febbraio 2008

Ricordando il '68

1968. La contestazione partorita nei College statunitensi due anni prima dilaga a macchia d’olio nel Vecchio Continente.In Vietnam le forze comuniste scatenano l’offensiva del Tet (capodanno cinese) tentando una rapida ed efficace conquista del Sud. La situazione è critica e il malumore negli USA e in Europa per un conflitto che infiamma l’Indocina dal ’64 si fa sentire tramite cortei pacifisti e scontri con le forze dell’ordine a Washington come a Parigi.In Inghilterra,Francia, Italia giungono gli influssi, i primi, del movimento denominato hippy oltreoceano: filosofie orientali, amore libero, vita comunitaria, rifiuto delle gerarchie sociali in virtù di una vita armoniosa con la Natura e con il prossimo. Il movimento tesse adepti a Londra come a Roma.L’Italia è il paese europeo con il più potente e numeroso partito comunista. Eppure qualcosa sta cambiando: quattordici anni dopo la sanguinosa repressione di Budapest i carri armati sovietici tornano a seminare morte a Praga, scuotendo l’opinione pubblica di una sinistra che deve fronteggiare nuovi fenomeni che progressivamente sorgono tra le sue schiere. Negli Atenei sorgono movimenti autonomi di ispirazione maoista e leninista.Animati dall’idea che la Resistenza fosse stata tradita dalla classe dirigente del dopo guerra, infervorati dalla rivoluzione culturale maoista del 1966, bramosi di scoprire un nuovo orizzonte politico al di fuori di quello partitico i movimenti entrano in netto contrasto con i vertici del PCI.Quello studentesco è forse il principale movimento della sinistra sessantottina unitamente ai celebri e temuti servizi d’ordine, base di reclutamento per formazioni radicali (Autonomia operaia, Prima Linea) che segneranno drammaticamente il decennio successivo.Il 1968 visto, quindi, come frattura sociale, politica e di costume. Tramonta l’ Italia del boom economico (1958-1963) lasciando il passo ad un Paese che entra in scena su un palcoscenico di sampietrini e molotov, di ribellismo giovanile e allontanamento dalla morale democristiana e piccolo borghese dei primi anni ’60.Linguaggio, abbigliamento, pensiero forgiato in nome dello scandalo e della lotta al Sistema, tanto per usare un termine che proprio in questo periodo assumerà una connotazione negativa e sarà materializzato come il nemico della generazione contestatrice.La scuola e l’intero settore educativo va riformato secondo una logica fondata su creatività e libero pensiero. Gli schemi rigidi di impostazione gentiliana (la Riforma Gentile era rimasta in vigore per quaranta anni, dal 1928 al 1968)caratteristici dell’educazione del tempo devono essere infranti. La Riforma Gentile rappresenta un retaggio borghese e fascista, assolutamente non idoneo alla lotta di classe che parte dalle fabbriche e dalle università sino a convergere in tutti gli ambiti del mondo produttivo e sociale italiano.E la Destra? In risposta alle recenti affermazioni del leader di Alleanza Nazionale in merito al ruolo del MSI nel ’68 è lecito ricordare la presenza a Valle Giulia, momento simbolo della Contestazione, di gruppi dei movimenti giovanili del Movimento Sociale Italiano e di Avanguardia Nazionale: parliamo del Fuan Caravella, storico gruppo della Università La Sapienza di Roma e di Primula Goliardica. Con Delle Chiaie, capo di Avanguardia Nazionale e Randolfo Pacciardi le componenti della destra contestatrice colpiscono l’attenzione dei quadri storici del MSI (Almirante, Romualdi, Caradonna) con l’occupazione della Facoltà di Giurisprudenza. Il Caravella aveva ben compreso come la possibilità di partecipare alla rivoluzione culturale in atto avrebbe finalmente spinto la destra neo fascista verso un nuovo orizzonte di aggregazione giovanile e impegno sociale, strappando alla sinistra massimalista il monopolio ideologico e culturale tanto odiato e il principio scialbo e immondo della massificazione sociale. L’impronta di destra avrebbe dato al ’68 la certezza di creare un legame fra la Tradizione e il Nuovo, tra i valori enunciati della destra e le pulsioni giovanili. Se non fosse perché ho usato il termine “Tradizione” potremmo parlare di un secondo Futurismo, di marinettiana memoria: nato sulle scalinate de La Sapienza come un torrente culturale in piena avrebbe scosso e devastato sia la dominante e bigotta cultura democristiana che l’emergente e assassina logica marxista, che oggi lascia ampi strascichi di assoluta incapacità nella classe dirigente formatasi con il diciotto politico e ignara di cosa sia il termine meritocrazia. Quel sogno fu infranto da un centinaio di volontari nazionali : il risultato è oggi alla portata di tutti, dei libri scritti come sempre dagli asini per il diletto del popolo bue.

Marco Petrelli

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